Certificazione UNI/PdR 192:2026, requisiti, KPI e contributi per le imprese

UNI/PdR 192 conciliazione vita-lavoro in azienda

 

Nel 2024 oltre tre dimissioni volontarie su quattro presentate dalle lavoratrici erano legate alla maternità. Il dato arriva dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro ed è richiamato nella nuova prassi UNI. La causa indicata più spesso è la difficoltà di tenere insieme lavoro e cura dei figli, per mancanza di servizi o per come è organizzato il lavoro.

 

Per un’impresa questo significa perdere competenze, sostenere costi di sostituzione e faticare a trattenere le persone. Dal 2026 esiste uno strumento per affrontare il tema con metodo. La certificazione UNI/PdR 192:2026 misura le politiche di conciliazione vita-lavoro attraverso indicatori verificabili ed è sostenuta da due misure pubbliche, i contributi gestiti da Unioncamere e un esonero contributivo per le aziende certificate. Le domande per i contributi si aprono il 21 settembre 2026.

 

 

Cos’è la UNI/PdR 192:2026

La UNI/PdR 192:2026 è la prassi di riferimento dedicata al sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro. È stata pubblicata da UNI il 14 aprile 2026, corretta il 23 giugno e sviluppata con il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La prassi riunisce in un unico sistema di gestione due strumenti già esistenti, il Family Audit della Provincia Autonoma di Trento e il Codice per le imprese in favore della maternità. Chiede all’organizzazione di formalizzare politiche su maternità, paternità e carichi di cura familiare, di tradurle in obiettivi e di misurarne i risultati con KPI dedicati.

La certificazione è volontaria e viene rilasciata da un organismo di certificazione accreditato. Può richiederla qualsiasi organizzazione privata con almeno un addetto e, compatibilmente con il quadro normativo, anche un ente pubblico. Dura tre anni, con audit di sorveglianza annuali.

 

 

Cosa chiede il sistema di gestione

L’impostazione è quella tipica dei sistemi di gestione certificabili. L’alta direzione definisce una politica di conciliazione, nomina un gruppo di lavoro interno con una figura responsabile e approva un piano strategico con obiettivi misurabili, da aggiornare almeno una volta l’anno.

Il piano si traduce in azioni documentate su cinque ambiti, cioè cultura aziendale e formazione, selezione e assunzione, gestione della carriera, genitorialità e cura, organizzazione del lavoro. Qualche esempio concreto. Durante i colloqui non si possono fare domande su matrimonio, gravidanza o responsabilità di cura. I congedi vanno accompagnati da informazioni chiare e da un percorso strutturato di rientro. Flessibilità oraria, part-time e lavoro agile devono avere regole semplici e accessibili a tutti.

Il sistema si completa con il monitoraggio dei KPI, gli audit interni annuali condotti secondo la UNI EN ISO 19011, la gestione delle non conformità e il riesame della direzione. Un requisito riguarda anche la comunicazione. La politica di conciliazione va pubblicata sul sito dell’organizzazione e le iniziative realizzate vanno citate nella comunicazione interna ed esterna.

 

 

KPI e punteggio minimo per la certificazione

La valutazione si basa su 28 indicatori distribuiti in sette aree. Organizzazione del lavoro e flessibilità, supporto alla maternità, supporto alla genitorialità, supporto agli impegni di cura, salute e benessere, sostegno economico e servizi per le famiglie, sviluppo professionale e continuità di carriera.

Ogni indicatore qualitativo vale 0,75 punti, ogni indicatore quantitativo vale 1 punto e non sono ammessi punteggi parziali. Le soglie cambiano con la dimensione aziendale. Micro e piccole organizzazioni, fino a 49 addetti, devono raggiungere almeno il 50% del punteggio e soddisfare almeno un indicatore quantitativo. Medie e grandi organizzazioni devono arrivare al 60% e soddisfarne almeno due.

Gli indicatori quantitativi fissano soglie precise. Almeno il 50% degli addetti deve poter usufruire di flessibilità oraria. Almeno il 65% dei padri aventi diritto deve fruire del congedo di paternità. Il tasso di rientro dopo il congedo di maternità deve arrivare al 90% e la retention a 24 mesi dal congedo all’80%.

Nelle realtà più piccole alcuni di questi valori dipendono da pochissimi casi. Prima di avviare il percorso conviene quindi leggere i propri dati su congedi, flessibilità e rientri, per capire quali indicatori sono già alla portata e quali richiedono interventi.

 

 

Chi ha già la UNI/PdR 125 parte avvantaggiato

La UNI/PdR 192 dichiara di ispirarsi alla struttura della UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere e ne riprende gli indicatori sulla genitorialità tra le fonti dei propri KPI. Per un’organizzazione già certificata, governance, gestione documentale, audit interni e riesame possono essere estesi ai nuovi temi senza ripartire da zero.

Il lavoro aggiuntivo si concentra sulle aree che la 125 non tratta in modo autonomo, come il supporto ai caregiver, la salute e il benessere, le convenzioni con servizi per le famiglie e il monitoraggio di rientri e retention dopo i congedi. Le due certificazioni restano distinte e possono essere gestite dentro un unico sistema integrato.

Anche il bando tiene conto di questo percorso. Le imprese già certificate per la parità di genere o in possesso del Family Audit ricevono un incremento fisso del contributo per i costi di sorveglianza.

 

 

Contributi per la certificazione UNI/PdR 192, come funziona il bando Unioncamere

Il Dipartimento per le politiche della famiglia e il Dipartimento per le pari opportunità, insieme a Unioncamere, hanno stanziato 7,5 milioni di euro con l’obiettivo di portare 1.000 imprese alla certificazione. Il 60% delle risorse è riservato a micro, piccole e medie imprese.

Possono partecipare le imprese con almeno un dipendente regolarmente assunto, sede legale o operativa in Italia, DURC regolare e nessuna procedura concorsuale in corso. Prima della domanda va superato un test di autovalutazione online, il pre-screening, attivo dal 21 settembre.

 

Accompagnamento gratuito

L’impresa ammessa viene affiancata da un esperto iscritto all’Elenco ufficiale dei consulenti di Unioncamere, con un massimo di 6 giornate di consulenza online. L’obiettivo è colmare i gap rilevati e predisporre la documentazione necessaria per l’audit.

 

Contributo per la prima certificazione

Il contributo viene liquidato direttamente all’organismo di certificazione e varia in base agli addetti equivalenti.

 

Addetti equivalenti Giornate di audit Contributo massimo (IVA esclusa)
Da 1 a 5 1,5 1.800 €
Da 5,1 a 10 2 2.400 €
Da 10,1 a 15 2,5 3.000 €
Da 15,1 a 25 3 3.600 €
Da 25,1 a 45 4 4.800 €
Da 45,1 a 65 5 6.000 €
Da 65,1 a 85 6 7.200 €
Da 85,1 a 125 7 8.400 €
Da 125,1 a 175 8 9.600 €
Da 175,1 a 249 9 10.800 €
Oltre 250 10 12.000 €

 

Per presentare la domanda serve il preventivo di un organismo di certificazione inserito nell’elenco predisposto da Unioncamere.

 

Scadenze

Le domande si presentano dalle ore 10 del 21 settembre 2026 sulla piattaforma ReStart di Infocamere. La procedura è a sportello, in ordine cronologico di invio, e tutti i percorsi ammessi devono concludersi entro il 30 giugno 2027.

 

 

Esonero contributivo per le imprese certificate

Alla certificazione è collegato anche un beneficio che dura nel tempo. L’articolo 6 del decreto legge 62/2026, convertito dalla legge 112/2026, prevede per le aziende certificate UNI/PdR 192:2026 un esonero dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino all’1%, con un tetto di 50.000 euro l’anno per azienda.

Il decreto interministeriale che ne definisce le modalità di accesso è stato firmato a settembre 2026. L’esonero vale per il periodo di validità della certificazione e comunque non oltre il 31 dicembre 2028. La misura non incide sulla posizione previdenziale dei lavoratori.

 

 

Domande frequenti

La certificazione UNI/PdR 192 è obbligatoria?

No. È un percorso volontario, che dà accesso ai contributi per la prima certificazione e all’esonero contributivo.

Anche una micro impresa può certificarsi?

Sì. La prassi si applica da un addetto in su. Per micro e piccole organizzazioni la soglia minima è il 50% del punteggio, con almeno un indicatore quantitativo soddisfatto.

Quanto dura la certificazione?

Tre anni, con audit di sorveglianza annuali da parte dell’organismo di certificazione.

 

Da dove partire

Con una procedura a sportello, la preparazione conta quanto i requisiti. Prima del 21 settembre è utile verificare i requisiti formali, raccogliere i dati su personale, congedi e flessibilità, simulare il pre-screening e richiedere il preventivo a un organismo di certificazione in elenco.

 

La certificazione UNI/PdR 192 porta ordine in politiche che molte aziende applicano già in modo informale e le rende misurabili, riconoscibili e sostenute da incentivi concreti. RCS Consulting affianca le imprese nei percorsi di certificazione dei sistemi di gestione, compresa la parità di genere UNI/PdR 125:2022. Possiamo aiutarvi a valutare il punto di partenza rispetto ai KPI, a preparare la domanda e a costruire un sistema coerente con quelli già attivi in azienda.

 

Parla con un consulente RCS

Condividi

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest

Hai un progetto, un’idea o una necessità?

Parliamone insieme. Che si tratti di una certificazione, di un piano formativo o di un supporto strategico, il nostro team è pronto ad ascoltarti e guidarti verso la soluzione più adatta alla tua realtà.

Logo RCS Consulting

Esperti in Consulenza
e Certificazioni Aziendali