Aggiornamento formativo OSS obbligatorio: cosa prevede il DPCM 25 marzo 2025 e come adeguarsi

Un nuovo obbligo formativo per gli Operatori Socio-Sanitari

Il DPCM del 25 marzo 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 142 del 21 giugno 2025, ha recepito l’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024 (Rep. Atti n. 175/CSR) che rivede il profilo professionale dell’Operatore Socio-Sanitario (OSS), originariamente istituito con l’Accordo del 22 febbraio 2001.

Tra le novità più rilevanti per le strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, spicca l’introduzione di un obbligo strutturato di aggiornamento formativo continuo, che cambia in modo concreto il modo in cui RSA, case di riposo, servizi domiciliari, comunità alloggio, centri diurni, strutture residenziali e semi-residenziali devono pianificare la formazione del personale.

In questo articolo vediamo nel dettaglio cosa prevede la norma, quali sono gli adempimenti per i datori di lavoro, quali rischi comporta il mancato rispetto dell’obbligo e come integrare l’aggiornamento OSS nei piani formativi aziendali e nei sistemi di gestione certificati.

 

Perché era necessario un aggiornamento del profilo OSS

Medico e paziente sorridenti insieme

Il profilo dell’Operatore Socio-Sanitario era fermo, nei suoi contenuti fondamentali, da oltre vent’anni. Nel frattempo, il sistema dei servizi alla persona è cambiato profondamente.

L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della cronicità e della multimorbilità, lo sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata, il potenziamento della sanità territoriale previsto dal DM 77/2022 e le nuove esigenze di presa in carico delle persone fragili hanno reso necessario adeguare competenze, percorsi formativi e responsabilità della figura OSS.

Il DPCM 25 marzo 2025 risponde proprio a questa esigenza: definisce un profilo più aderente alla realtà operativa attuale, rafforza la qualità dei percorsi formativi di base e introduce per la prima volta un obbligo formale di aggiornamento continuo, che mancava nella formulazione del 2001.

 

 

L’Articolo 18: il cuore del nuovo obbligo formativo

Il nodo operativo per le aziende e gli enti che impiegano OSS è contenuto nell’Articolo 18 dell’Accordo, recepito dal DPCM.

La norma stabilisce che gli operatori socio-sanitari sono obbligati a frequentare eventi formativi di aggiornamento, riguardanti gli ambiti operativi di competenza, per una durata complessiva di almeno un’ora per ogni mese lavorato nell’anno di riferimento, con possibilità di completamento della formazione nel triennio successivo, a partire dall’anno seguente a quello di conseguimento della qualifica.

Tradotto in termini pratici, le regole operative sono quattro:

  • Monte ore minimo: almeno 1 ora di formazione per ogni mese effettivamente lavorato nell’anno di riferimento.
  • Flessibilità triennale: il monte ore può essere completato nell’arco del triennio successivo, offrendo margini di programmazione utili sia all’operatore sia al datore di lavoro.
  • Decorrenza: l’obbligo parte dall’anno successivo al conseguimento della qualifica di OSS.
  • Pertinenza dei contenuti: i corsi devono riguardare gli ambiti operativi di competenza, non formazione generica.

Un esempio concreto: un OSS che ha lavorato dodici mesi nell’anno di riferimento deve maturare almeno 12 ore di aggiornamento. Chi ha lavorato sei mesi (per assunzione in corso d’anno, part-time verticale, aspettativa o altro) ne deve maturare almeno 6.

 

Quali contenuti deve avere l’aggiornamento

La norma chiede che la formazione riguardi gli ambiti operativi di competenza dell’OSS. Significa che non basta organizzare un generico corso annuale: i contenuti devono essere coerenti con le attività realmente svolte dall’operatore nel contesto di lavoro.

Tra gli ambiti tipicamente pertinenti rientrano:

  • Assistenza alla persona non autosufficiente, fragile o con disabilità
  • Igiene, mobilizzazione e prevenzione delle lesioni da pressione
  • Gestione delle emergenze sanitarie e primo soccorso
  • Comunicazione con l’assistito, i familiari e l’équipe multiprofessionale
  • Prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza
  • Tutela della privacy e gestione dei dati sanitari (Reg. UE 679/2016)
  • Sicurezza sul lavoro nei contesti socio-sanitari
  • Approccio alle demenze, alle cure di fine vita, alle situazioni di disagio psichico
  • Aggiornamenti normativi e procedurali sulla figura OSS

La scelta dei contenuti dovrebbe partire da un’analisi dei fabbisogni formativi della struttura, in coerenza con la tipologia di utenza accolta, gli obiettivi del piano socio-sanitario regionale e gli indirizzi del settore.

 

 

Le responsabilità del datore di lavoro

Il DPCM è esplicito anche sul fronte datoriale. Le aziende e gli enti del Servizio sanitario regionale, così come gli enti privati che impiegano OSS, sono tenuti a:

  • Prevedere l’aggiornamento annuale dei propri dipendenti
  • Inserirlo nei piani formativi aziendali
  • Garantirne la coerenza con gli obiettivi dei piani socio-sanitari regionali
  • Allinearlo agli atti di indirizzo del settore sanitario, socio-sanitario e sociale

Si tratta di un obbligo organizzativo che richiede una vera programmazione formativa, non una serie di iniziative episodiche. Il datore di lavoro deve sapere, per ogni operatore, quante ore sono dovute, quante ne sono state erogate, quali contenuti sono stati trattati e come si sta procedendo verso il completamento del monte ore triennale.

 

 

Chi può erogare la formazione

Su questo punto il DPCM è particolarmente stringente. L’Articolo 18, comma 3, individua due sole categorie di soggetti abilitati a erogare l’aggiornamento OSS:

  • Aziende ed Enti del Servizio sanitario regionale (ASL, Aziende Ospedaliere, IRCCS pubblici)
  • Enti formativi specificamente accreditati o autorizzati dalle Regioni a erogare la formazione degli operatori socio-sanitari

È una previsione più stretta rispetto alla formazione professionale continua generica. Non basta essere un ente formativo accreditato ad altri scopi (formazione finanziata, sicurezza sul lavoro, formazione professionale generale): per erogare l’aggiornamento OSS ex Art. 18 serve un titolo specifico, rilasciato dalla Regione, per la formazione di questa figura.

Per le strutture private (RSA, case di riposo, cooperative sociali, comunità per disabili o minori) questo significa che l’aggiornamento individuale dei propri OSS non può essere coperto con qualsiasi corso formativo, ma deve essere indirizzato verso ASL/enti del SSR o enti accreditati in Regione per la formazione OSS.

 

 

Attenzione: due obblighi formativi distinti che convivono

Un punto delicato, spesso fonte di confusione, riguarda la convivenza tra il nuovo obbligo introdotto dal DPCM e gli obblighi formativi già previsti dai requisiti di accreditamento delle strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie.

Si tratta infatti di due adempimenti distinti e paralleli, che rispondono a logiche diverse:

  1. Aggiornamento individuale OSS (Art. 18 DPCM 25 marzo 2025)
  • Riguarda il singolo operatore
  • Monte ore di 1 ora per mese lavorato
  • Deve essere erogato da ASL o enti accreditati Regione per formazione OSS
  • Tracciato per ciascun lavoratore
  1. Formazione del personale ai fini dell’accreditamento della struttura
  • Riguarda la struttura nel suo complesso
  • Deriva dalle DGR regionali sui requisiti di accreditamento (in Lazio: DGR 126/2015 e successive disposizioni di settore)
  • Può essere erogata da enti formativi qualificati con le caratteristiche previste dalla normativa regionale
  • Tracciata come adempimento dell’ente accreditato

I due percorsi non si sostituiscono e non si sovrappongono: una struttura accreditata deve garantire entrambi. Una buona pianificazione formativa li integra in un disegno unitario, evitando duplicazioni inutili ma rispettando le specificità di ciascun obbligo.

 

 

Cosa rischia chi non si adegua

Sebbene il DPCM non introduca un sistema sanzionatorio specifico per l’inadempimento dell’obbligo formativo OSS, le conseguenze del mancato aggiornamento ricadono su più piani.

Sul piano dell’accreditamento istituzionale, la formazione del personale è uno dei requisiti che le Regioni verificano per il rilascio e il mantenimento dell’autorizzazione al funzionamento delle strutture socio-sanitarie. Un personale non aggiornato secondo gli obblighi di legge espone la struttura a rilievi in sede di verifica.

Sul piano della responsabilità professionale e organizzativa, in caso di eventi avversi a danno degli assistiti, la mancata formazione del personale può aggravare la posizione della struttura e dei vertici aziendali, con riflessi civili, penali e assicurativi.

Sul piano della qualità del servizio, infine, un OSS che non aggiorna le proprie competenze è meno preparato a gestire situazioni complesse, con impatti diretti sulla qualità dell’assistenza, sulla soddisfazione di utenti e familiari e sul clima di lavoro interno.

 

 

Come integrare l’aggiornamento OSS nel sistema di gestione aziendale

Le strutture che hanno adottato sistemi di gestione certificati hanno un vantaggio operativo: l’obbligo introdotto dal DPCM si innesta naturalmente sui processi già esistenti.

In particolare:

  • La ISO 9001 (qualità) richiede già la gestione delle competenze e della formazione del personale come elemento del sistema qualità. L’aggiornamento OSS si integra nei processi di pianificazione, erogazione, registrazione e valutazione dell’efficacia della formazione.
  • La ISO 45001 (salute e sicurezza sul lavoro) prevede formazione e informazione dei lavoratori. Molti contenuti dell’aggiornamento OSS (movimentazione manuale dei pazienti, prevenzione rischi biologici, emergenze) sono coerenti con questo standard.
  • La certificazione di parità di genere UNI/PdR 125:2022 valorizza la formazione continua come leva di crescita professionale, particolarmente significativa in un settore a forte presenza femminile come quello socio-sanitario.
  • I modelli organizzativi socio-sanitari e i requisiti di accreditamento regionale prevedono spesso piani formativi annuali e tracciabilità delle attività formative.

Integrare l’obbligo formativo OSS in questi sistemi significa non duplicare procedure, ridurre il rischio di non conformità e disporre di evidenze documentali pronte per audit interni, verifiche regionali e visite ispettive.

 

 

Una checklist operativa per adeguarsi al DPCM 25 marzo 2025

Per supportare i responsabili HR, i direttori di struttura e i RUP della formazione, ecco una sintesi delle attività da mettere in agenda:

  • Mappare il personale OSS, distinguendo data di qualifica, mesi lavorati e monte ore già maturato
  • Definire il fabbisogno formativo per profilo, area di attività e tipologia di utenza
  • Pianificare il calendario delle attività di aggiornamento su base annuale e triennale
  • Selezionare gli enti formativi accreditati o predisporre l’organizzazione interna dei corsi
  • Tracciare le ore erogate con registri formativi e attestati per ciascun operatore
  • Valutare l’efficacia della formazione attraverso indicatori di apprendimento e ricadute operative
  • Integrare la documentazione nei sistemi di gestione qualità, sicurezza e accreditamento
  • Aggiornare il piano formativo aziendale allineandolo agli indirizzi regionali e di settore

Una pianificazione anticipata evita di trovarsi, a fine anno o a fine triennio, con monte ore incompleti, operatori scoperti e difficoltà a reperire offerta formativa qualificata in tempi stretti.

 

 

I benefici di una formazione continua ben progettata

Vedere l’aggiornamento OSS solo come un adempimento è un errore di prospettiva. Una formazione progettata in modo coerente con il contesto operativo produce benefici tangibili.

Per la struttura si traducono in maggiore qualità dell’assistenza erogata, riduzione di errori, eventi avversi e contenziosi, miglior posizionamento in sede di accreditamento e gare d’appalto, rafforzamento della reputazione presso utenti, famiglie e committenti pubblici.

Per gli operatori significano crescita professionale, maggior senso di appartenenza, riduzione del rischio di burnout e maggiore capacità di affrontare situazioni complesse, con un riflesso positivo sul clima organizzativo e sulla retention del personale, in un settore dove il turnover rappresenta una criticità nota.

 

 

Il supporto di RCS Consulting per le strutture socio-sanitarie

RCS Consulting affianca da oltre vent’anni strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali nell’adeguamento normativo, nella progettazione formativa e nello sviluppo organizzativo.

In relazione al DPCM 25 marzo 2025 supportiamo le organizzazioni in un percorso che mette ordine tra i diversi obblighi formativi e li traduce in un piano operativo concreto:

  • Analisi dei fabbisogni formativi del personale OSS e mappatura del monte ore dovuto per ciascun operatore
  • Progettazione di piani formativi triennali che coordinano l’aggiornamento individuale ex DPCM e la formazione del personale prevista dai requisiti di accreditamento della struttura
  • Integrazione dell’obbligo formativo nei sistemi di gestione ISO 9001, ISO 45001 e nei modelli organizzativi socio-sanitari
  • Individuazione degli enti accreditati in Regione con cui far erogare le ore di aggiornamento OSS, garantendo qualità dei contenuti e coerenza con il contesto operativo della struttura
  • Consulenza normativa sulla gestione di RSA, case di riposo, comunità e strutture residenziali, comprese le pratiche amministrative e autorizzative
  • Supporto in fase di accreditamento regionale e di verifica dei requisiti formativi, anche in occasione di audit e visite ispettive

Il nostro approccio parte sempre dal contesto reale dell’organizzazione: dimensione, tipologia di utenza, sistemi di gestione adottati, vincoli operativi. L’obiettivo è trasformare una stratificazione di obblighi normativi in un piano formativo unitario, sostenibile e capace di generare valore per la struttura e per le persone che ci lavorano.

 

Conclusioni

Il DPCM 25 marzo 2025 segna un passaggio importante per il settore socio-sanitario: l’aggiornamento dell’Operatore Socio-Sanitario diventa un obbligo strutturato, misurabile e tracciabile, che si affianca, senza sostituirli, agli obblighi formativi già previsti dai requisiti di accreditamento delle strutture.

Per le strutture che impiegano OSS è il momento di passare da una formazione episodica a una vera pianificazione formativa pluriennale, capace di coordinare i diversi adempimenti, integrarli nei sistemi di gestione e tradurli in qualità dell’assistenza.

Affrontare questo cambiamento con metodo significa garantire conformità normativa, qualità del servizio e crescita professionale del personale, trasformando una stratificazione di obblighi in un’occasione concreta di miglioramento organizzativo.

 

Per valutare insieme come adeguare la tua struttura al nuovo obbligo di aggiornamento formativo OSS e integrarlo con gli obblighi di accreditamento già in essere, contatta il team di RCS Consulting.

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