Con il convegno annuale Accredia in corso a Milano (17–19 marzo), è il momento giusto per fare il punto su un tema che riguarda ogni impresa: cosa significa davvero certificarsi nel 2026? E perché la certificazione oggi vale molto di più di una targa da appendere in ufficio.
Accredia 2026: tre giorni per ridefinire il futuro della qualità
Dal 17 al 19 marzo, la sede UNI di Milano ospita il Convegno annuale del Dipartimento Certificazione e Ispezione di Accredia: tre giorni, tre sale, oltre cinquanta relatori. Non è un appuntamento tecnico per soli addetti ai lavori. È il segnale più chiaro di quanto il sistema certificativo italiano stia evolvendo in fretta.
Sul tavolo ci sono temi che toccano direttamente le imprese: la revisione dei Regolamenti europei CE 765/2008 e UE 1025/2012, le nuove versioni in arrivo di ISO 9001 e ISO 45001 (attese nel corso del 2026 e 2027), la certificazione dei sistemi di gestione dell’Intelligenza Artificiale, la cybersecurity, i CAM (Criteri Ambientali Minimi) e le verifiche ambientali. Un panorama in profonda trasformazione, che le aziende non possono permettersi di ignorare.
In questo contesto, il payoff che Accredia ha adottato di recente — “Competere per crescere” — non è una formula di stile. È una dichiarazione di posizionamento: la certificazione accreditata non è più solo garanzia di conformità, ma strumento attivo di competitività sul mercato.
Cosa cambia per le imprese: le novità più rilevanti
Tre sono le direzioni di cambiamento su cui vale la pena concentrare l’attenzione:
- La revisione delle norme più diffuse. ISO 9001 (qualità) e ISO 45001 (salute e sicurezza sul lavoro) sono entrambe in revisione. Le nuove versioni saranno pubblicate tra il 2026 e il 2027. Per le aziende già certificate, questo significa iniziare a monitorare i cambiamenti e prepararsi alla transizione. Per quelle che stanno valutando di certificarsi, può essere il momento ideale per avviare il percorso sapendo già in quale direzione si muove il mercato.
- AI e cybersecurity entrano nel mondo delle certificazioni. Il 2025 ha visto il rilascio del primo accreditamento per certificare sistemi di gestione dell’Intelligenza Artificiale. Nel 2026, il tema della certificazione AI è al centro del dibattito istituzionale: il convegno Accredia dedica un’intera tavola rotonda al rapporto tra standard, accreditamenti e tecnologie emergenti. Per le imprese che adottano strumenti di AI nei processi produttivi o gestionali, certificarsi in questo ambito sarà sempre più un requisito implicito per accedere a certi mercati e committenze pubbliche.
- La sostenibilità diventa verificabile. In arrivo nel 2026 la ISO 14054 sulla valutazione del capitale naturale, mentre si consolida il lavoro attorno alla ISO 53001 per la gestione degli indicatori ESG. Le asserzioni ambientali delle imprese — fino ad oggi spesso affidate a comunicazioni unilaterali — saranno sempre più soggette a verifica e validazione indipendente. Il greenwashing, in altre parole, avrà vita sempre più difficile.
La certificazione come leva strategica: perché non basta “essere conformi”
C’è un cambio culturale in atto che è forse la novità più importante di tutte. Fino a qualche anno fa, molte imprese si certificavano perché “lo chiedeva il cliente” o perché era necessario per partecipare a una gara d’appalto. La logica era difensiva: mettersi in regola per non perdere opportunità.
Oggi quella logica non è più sufficiente. La certificazione accreditata è diventata uno strumento di posizionamento attivo: dimostra ai clienti, ai partner e alle istituzioni che l’azienda non si limita a rispettare le regole, ma è strutturata per generare qualità, gestire i rischi e crescere in modo sostenibile.
Il D.Lgs. 103/2024 ha introdotto un ulteriore incentivo concreto: le imprese certificate beneficiano di una riduzione dei controlli da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Essere certificati significa, in pratica, essere considerati più affidabili dallo Stato. Un vantaggio operativo tangibile, oltre che reputazionale.
E non finisce qui. I contratti collettivi di lavoro stanno iniziando a richiamare la normazione e la certificazione accreditata come criterio di riferimento. Questo significa che la certificazione tocca sempre più anche la dimensione delle relazioni industriali e della gestione del personale, non solo quella dei processi produttivi.
Cosa osservare oggi: una bussola per le aziende
Se sei un imprenditore, un responsabile qualità o un manager che si interroga su dove orientare le proprie priorità in tema di certificazione nei prossimi mesi, ecco alcuni punti su cui tenere alta l’attenzione:
— ISO 9001 e ISO 45001 in revisione: se sei già certificato, inizia a seguire i lavori preparatori. La transizione richiederà tempo e le aziende più preparate arriveranno al rinnovo con meno sforzo e più valore.
— Certificazione di parità di genere (UNI/PdR 125:2022): continua a guadagnare peso nei bandi pubblici e nella reputazione aziendale. È una delle certificazioni a più alto ritorno d’immagine nel contesto attuale.
— Sostenibilità e rendicontazione ESG: le nuove norme ISO in arrivo renderanno sempre più strutturate le aspettative su chi dichiara impegni ambientali. Anticipare significa partire da una base di gestione certificata (ISO 14001, EMAS) che consente di costruire credibilità verificabile.
— Appalti pubblici e CAM: i Criteri Ambientali Minimi sono sempre più vincolanti nelle gare. Avere certificazioni ambientali accreditate non è più un plus: è un requisito di accesso.
— Sicurezza delle informazioni (ISO 27001) e anticorruzione (ISO 37001): l’Italia è seconda al mondo per certificati ISO 37001. Un primato che riflette quanto il tema della compliance sia diventato centrale, specialmente per chi opera con la PA o in contesti internazionali.
Il punto di vista di RCS Consulting
Il convegno Accredia di marzo 2026 conferma una tendenza che seguiamo da tempo: la certificazione sta diventando un linguaggio comune tra imprese, mercato e istituzioni. Non è più un adempimento burocratico, ma una scelta strategica che dice molto di come un’organizzazione è strutturata e dove vuole andare.
In RCS Consulting accompagniamo le aziende in questo percorso da oltre 25 anni: dall’analisi iniziale alla certificazione, dalla transizione alle nuove versioni normative fino al mantenimento nel tempo. Perché ottenere la certificazione è solo il primo passo. Farla diventare un vantaggio competitivo è il lavoro che facciamo ogni giorno.
Vuoi capire quale percorso di certificazione è più adatto alla tua azienda nel 2026? Contattaci: siamo a Roma e operiamo su tutto il territorio nazionale.









